Moscato passito di Saracena

Scheda tecnica

PROPRIETÀDESCRIZIONE
NOME DEL VINOMoscato passito di Saracena
UVEGuarnaccia 50% e Malvasia 50% (uve dalle quali si ottiene il mosto); Moscatello di Saracena da 15 a 30 Kg per ogni hl di mosto e "Adduroca" ( termine dialettale per indicare un'uva aromatica molto profumata) in piccole percentuali.
TIPOLOGIA TERRENOArgilla rossa
ZONA DI PRODUZIONESaracena, c.da Rinni
ALTITUDINE VIGNETO350m s.l.m.
SISTEMA DI ALLEVAMENTOCordone speronato
SESTO D'IMPIANTOm. 2,50 x m. 1,00
N° CEPPI PER ETTARO4600
EPOCA VENDEMMIAPrima decade d'ottobre
GRADO ALCOLICO14°
NEL VIGNETOPratica della agricoltura biologica certificata Bioagricert, utilizzo di letame e sovescio
FERMENTAZIONEIn acciaio con lieviti autoctoni
AFFINAMENTOIn acciaio per almeno 7 mesi; in bottiglia per 6 mesi prima della commercializzazione
TEMPERATURA DI SERVIZIO12°
ESAME VISIVOColore giallo ambrato
ESAME GUSTATIVODolce, fresco, ampio, avvolgente, fine, intenso, molto persistente con sentori di albicocca, fichi, datteri e arancia candita
ESAME OLFATTIVOIntenso, molto persistente, fine con profumi di abicocca fichi secchi frutta esotica e scorza di arancia candita
VINIFICAZIONEIl Moscato di Saracena è un raffinato e delizioso vino passito da meditazione che, prodotto solo in questo paese con un procedimento antichissimo, prevede la vinificazione separata dell'uva moscato, ottenuta dal vitigno autoctono e da altre uve. Il mosto ottenuto vinificando le uve malvasia e guarnaccia viene concentrato per aumentare il tenore zuccherino, mentre l'aroma ed il gusto particolari provengono dall'uva moscatello, raccolte e appassite alcune settimane prima della vendemmia. Gli acini del moscatello e dell'adduroca disidratati vengono selezionati, schiacciati manualmente e quindi aggiunti al mosto ( prima spremitura) concentrato. Dopo una lunga e lenta fermentazione si ha un passito color giallo ambra con riflessi aurei, dall'aroma intenso e dal sapore di miele, fichi secchi, frutta esotica.

La sua bontà

Il prodotto per la sua bontà, veniva citato da Norman Douglas, che, nel 1915, nel suo libro “OldCalabria” scriveva: “…sorge il prosperoso paese di Saracena, famoso fin dai secoli passati per il suo moscato. Lo si ottiene dall’uva portata dai saraceni da Maskat”. E qualche anno prima, nel 1901, George Gissing in “By the Jonian sea” scrive: ”Ricordo come sola cosa in pieno degna dell’antica Sibari un vino bianco, gradevole al palato, chiamato moscato di Saracena”. Sulla tavola dei Pontefici romani, nel secolo XVI, troviamo il “Moscato di Saracena”, molto richiesto e gradito, che il Cardinal Sirleto faceva spedire per nave da Scalea e che a pieno titolo entrò a far parte dell’enoteca pontificia.

Oltre la pasticceria secca

Il Moscato di Saracena si accompagna, naturalmente, in maniera ottimale alla pasticceria secca, come la pasta di mandorla, i tipici bocconotti di pastafrolla con marmellata d’arancia, ecc..., alle macedonie di frutta, eccezionali le fragole lasciate macerare con moscato, limone e zucchero. Nelle nostre degustazioni lo accostiamo, con successo, ai fichi secchi nelle sue molteplici varianti (antica è la ricetta che vede questi frutti imbottiti con mandorle, noci e bucce di limone e infornati), ed ai Panicelli di uva passa (fagottini di uva zibibbo aromatizzata con bucce di cedro, avvolta in foglie dello stesso agrume e disidratata in forno). Particolare ed estremamente gustoso è l’abbinamento con i formaggi, fra cui i pecorini non eccessivamente stagionati (ne consigliamo l’assaggio con l’aggiunta di miele o marmellata) ed i formaggi erborinati.